In questi giorni particolarmente difficili, tutto il personale medico e infermieristico è sollecitato oltre misura al fine di combattere il Covid 19. Da più parti d'Italia pervengono notizie sulla proposizione di azioni civili e penali nei confronti di singoli operatori medici e infermieri, e di strutture ospedaliere.
Alla procura di Genova sono stati presentati quattro esposti da parte di congiunti di vittime di coronavirus nei confronti di strutture sanitarie, medici ed infermieri. Il Personale sanitario sta affrontando questa difficile battaglia a volte senza i più elementari strumenti di protezione, come mascherine e ausili sanitari, tanto che sino al 28 marzo vi erano 618 casi di positivi accertati in Italia e senza contare i decessi.
Nessuno si aspettava un contagio e una virulenza di queste proporzioni.
Ci sono inoltre notizie di azioni per risarcimento danni nei confronti di medici ed infermieri e delle relative strutture sanitarie anche nel Salernitano tanto che è dovuto intervenire l’Ordine degli Avvocati.
Alcuni Giuristi stanno proponendo uno scudo per chi opera nel settore sanitario al fine di impedire le azioni penali, ma con seri problemi di costituzionalità. Infatti per la legge l'azione penale è obbligatoria e quindi ogni volta che il pubblico ministero riceve una denuncia deve comunque istruire la pratica mettendo sotto indagine l'operatore sanitario. Ciò comporterebbe decine di migliaia di azioni penali oltre di migliaia di azioni civili. A questo punto urge una soluzione immediata al fine di impedire l'inizio delle azioni penali e civili catastrofiche oltre che immorali nei confronti di operatori sanitari, senza per questo avere profili di incostituzionalità come lo scudo potrebbe avere.
Si tratterebbe di concedere per un limitato tempo una sorta di “immunità sanitaria” riservata solo ad operatori che abbiano contatti diretti con pazienti affetti da coronavirus, ossia quando le azioni di questi ultimi siano direttamente riconducibili a patologie connesse e derivative in via principale al virus Covid 19. L’Immunità riguarda anche strutture sanitarie pubbliche o private in cui operano tali sanitari. La immunità renderebbe l’azione non procedibile senza il parere vincolante dell’ordine professionale di appartenenza (o in alternativa dell’Istituto Superiore di Sanità) richiesto dal PM ministero entro 30 gg. dal compimento del fatto. L’immunità può essere estesa alla somministrazione di procedure sperimentali inerenti alle tecniche di contenimento e guarigione del virus. Nel caso di parere di non procedibilità dell'Ordine professionale di appartenenza (o in alternativa dell’istituto Superiore di Sanità) il PM, salvo altre ipotesi di reato, archivia il procedimento senza comunicazione alle parti offese e all’indagato. Nel caso di azione civile la parte che intende procedere deve chiedere un accertamento tecnico preventivo tramite il giudice competente all’Ordine di appartenenza del presunto danneggiante (o in alternativa dell’istituto Superiore di Sanità). Il parere di non procedibilità espresso dall’Ordine (o in alternativa dell’istituto Superiore di Sanità) comporta la improcedibilità della causa civile.
Viene esclusa da questa procedura l'ipotesi di Dolo che segue le vie ordinarie; mentre vengono compresi i danni per i casi di imprudenza negligenza imperizia su pazienti affetti da Covid 19. Naturalmente ciò non vale però in tutte le ipotesi in cui l'azione imprudente negligente imperita è stata svolta su patologie che non rientrano nel Covid 19 dove rimane e deve rimanere la responsabilità per colpa da parte gli operatori sanitari. Sarebbero cosi salvi i profili costituzionali, poichè l’immunità ha una durata temporanea e determinata dall’emergenza, comunque riguarderebbe solo ipotesi di colpa lieve, media e grave dell’operatore sanitario e non il dolo (che rimarrebbe ancorato ai criteri non emergenziali) e questo vaglio sarebbe soggetto ad un organo non giuridico competente nella valutazione del comportamento del sanitario. Recentissime pubblicazioni allarmano sul rischio di patologie post traumatiche da parte dei sanitari impegnati in prima linea, ed operare con la paura di un eventuale procedimento sia penale che civile, è sicuramente eccessivo e pericoloso, con l'effetto di inibire e bloccare l'operato del personale sanitario, l’unico baluardo contro la malattia, provocando oltre ogni limite la diffusione del contagio.
Occorre pertanto un urgente decreto legge da parte del Governo che introduca delle norme a tutela di tutto il personale sanitario, esonerando il personale medico ed infermieristico da responsabilità civili e penali per i comportamenti adottati in questa fase di "emergenza sanitaria".
Presidente Diritto Per Te
Avv. Antonio Malerba
Archivio news