L'articolo 13 del decreto ministeriale dell'8 Aprile 2020 è un importante strumento per poter coinvolgere le banche, da sempre reticenti alla concessione di crediti ed in generale di liquidità; è fondamentale in questa situazione, per ripartire nella fase due della pandemia.
I veri nemici delle imprese in questo momento sono la burocrazia e le banche: forse in ordine inverso. Le banche non vogliono affrontare le vere reali essenziali sfide: in questo momento particolarmente difficile dobbiamo tutti bere dal calice amaro, e nessuno deve approfittarsi della situazione. Non deve essere una circolare ABI o ulteriori disposizioni privatistiche ad impedire l’erogazione del credito: il problema è che le banche non sentono come dovere imperativo aiutare le imprese, poichè in questa fase non c’è incentivo per concedere il credito alle imprese. Consiglierei un manualetto “La funzione della Banca” di Antonio De Viti De Marco, per un ritorno alle origini.
La banca non essendo incentivata, non riterrà utile dare ulteriori finanziamenti, con la conseguenza che l'azienda si troverà senza la liquidità necessaria alla propria sopravvivenza. La garanzia pubblica è variabile dall' 80-90 %, in alcuni casi al 100%: è la struttura portante per la concessione e/o ristrutturazione del credito. La reticenza delle banche a concedere crediti è la dimostrazione che il nostro sistema bancario non è all’altezza del compito attribuitogli dai vari decreti e dalla politica; sarebbe stato più funzionale attribuire a soggetti pubblici l'istruzione della pratica.
Una soluzione compromissoria sarebbe la rinegoziazione del finanziamento (concesso senza garanzie oppure con una quota di garanzie). Incrementare tali finanziamenti avrebbe lo scopo di diminuire sostanzialmente il rischio bancario, ottenendo nei confronti dell'impresa una liquidità aggiuntiva da rimborsare in un arco di tempo più lungo. Supponiamo ad esempio di avere un finanziamento di 20.000 € a breve o/a medio o lungo termine senza garanzie: questo finanziamento può essere sostituito con un analogo finanziamento a medio e lungo termine per esempio di 50.000 € garantito al 80% dallo stato.
In questa maniera la banca ha un rischio dimezzato che scende a 10.000€ e l'azienda ottiene 30.000 € in più da utilizzare come liquidità: in questa maniera ci sarà una reciproca soddisfazione sia dell'impresa che dalla banca. Il vero problema, in realtà, è che bisogna impedire alle banche di trasferire quei rischi, ormai divenuti non recuperabili, sul credito garantito dallo Stato.
Con questo trasferimento verrebbe meno da parte della banca la sua attività d'impresa, che è connaturata al rischio nella concessione del credito: sarebbe sostituito dalla garanzia dello stato, con un vantaggio contra legem.
Pertanto, il governo dovrebbe utilizzare una delle ormai innumerevoli task force per controllare le banche, che non utilizzano in maniera distorta le garanzie date a vantaggio delle imprese, NON DELLE BANCHE. Ecco perché sarebbe stato meglio attribuire ad un ente pubblico l'istruttoria, relegando solo la fase dell’erogazione all’ istituti bancari.
La rinegoziazione del debito verso credito più a lungo termine con garanzia dell'80% dello Stato potrebbe essere la sostituzione per: finanziamenti chirografari, fondo del medio-credito (MCC) finanziamenti a breve, scoperti di conto corrente, e via via altri istituti che non avevano garanzie. Per cui la rinegoziazione è necessaria per aumentare l’importo della liquidità con l'aumento di garanzia.
Insomma bisogna vigilare affinché le banche non utilizzino queste ulteriori garanzie per non concedere denaro, ma per consolidare la loro posizione scaricando sullo stato i rischi di impresa e aprendo un nuovo fronte giudiziario, facendo nuovamente vanificare tutta l’ opzione economica in atto, con questi decreti emessi in regime emergenziale .
Il Presidente Diritto per te APS
Avv. Antonio Malerba
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